Uno straordinario testo

di Franco Cracolici

 

Sono onorato ed entusiasta di avere per amico un grande taoista e voglio iniziare con una pagina dal suo straordinario testo:

‘Si deve transitare dal sapere, possedere innato sapore, al conoscere e quindi comporre una cultura non basata sull’erudizione, bensì una ‘coltura’ governata dalla processualità pratica fonte di senso opportuno. È ineludibile l’attraversamento dei primi due: il sapere e il conoscere, perché non si rimane fermi nella condizione elementare del nascere. Ci si avvia verso la molteplicità del vivere, ad arrampicarsi sull’albero, ad affrontare l’ignoto cercando il significato della presenza nello scenario del mondo. Non si tratta di star fermi ma di imparare a camminare nel fango, guardare verso il cielo e ritornare alla semplicità. Questa, superando i paradossi richiamati, è consapevole nel solcare il mare, nel penetrare il bosco senza perdersi, nel rincasare dopo aver scalato la montagna, nello scendere dall’albero. La naturalità dell’esistere dopo essere andati e tornati. Sono fondamentali: intento, nozione e talento. Il primo diviene cosciente intenzione, la seconda una conoscenza ricercata, mentre il terzo dipende dal Tao’.

C’è un significato profondo e sconvolgente in questo libro, prima se mi dicevano cosa leggere per sapere qualcosa sul Taoismo cominciavo a ricordare, partendo dal Tao Te Ching e dal Zhuang Zi, i libri di Marcel Granet fino a quelli di Jullien Francois, di Giangiorgio Pasqualotto, di Amina Crisma ed altri grandi autori, ora in ‘Poematica del Principio’ tutto è compreso perché svela la semplicità dell’essenza del principio Tai Chi dopo l’inevitabile e complesso attraversamento della condizione umana. Fa comprendere le analogie tra ogni ambito della conoscenza; ho avuto un grande Maestro che si chiamava Nguyen Van Nghi che commentava i testi antichi, ecco qui si tratta di attraversare i testi classici e contemporanei cogliendone le analogie con uno sguardo olistico.
È una straordinaria enciclopedia meditata e poetica su quello che attiene al Taoismo non solo in una prospettiva orientale ma in una rivisitazione sincronica generale e trasversale delle problematiche e delle conoscenze: fisica, medicina, filosofia occidentale ed indiana, antropologia, arte tradizionale e contemporanea, cinema, letteratura, musica, poesia, psicologia, religioni e ovviamente… la pratica del Tai Chi Chuan, di cui l’autore è Maestro. Il libro supera laicamente una dicotomia conflittuale tra estremo Oriente ed estremo Occidente verso un’etica comune di base, lasciando inalterata la preziosità di differenti confluenze in un unico e spesso burrascoso mare.
Ogni capitolo, ogni paragrafo è una elaborazione sincretica d’un taoista indicibilmente erudito in grado di relazionare il Principio Tai Chi con ogni ambito, trovando corrispondenze frattaliche nella miriade di citazioni attraversanti la storia e i luoghi delle umane vicende.
Così il lettore attraversa la complessità del grande bosco dove incontra i personaggi fondamentali delle diverse epoche, discipline e luoghi nel tempo, avviandosi verso l’armonia difforme e sfuggente dell’inconoscibile Tao. Da quest’ultimo tuttavia discende il conoscibile e praticabile Principio Tai Chi. Vi è così un’interazione tra Tao e Tai Chi, che indica ed auspica la via e la virtù (Tao Te Ching). L’essenza del Principio rivela non essere ‘la via’ la meta dell’attraversamento del bosco ma la modalità, ‘la virtù’ dell’andare che l’autore nomina ‘Taologia del Procedere’.
È un trattato importante, se volete consigliare dieci libri sapienziali. scientifici e poetici sulla condizione umana, è bastevole indicare la ‘Poematica del Principio Tai Chi’; dall’altipiano dei rimandi culturali, eruditi e poetici esso scende a valle di continuo con l’indicazione della pratica attiva e operosa. Soprattutto fa quello che compiono i grandi autori: rendere comprensibili le analogie. Così non si tratta di un testo ex novo, ma di un nuovo – e classico- sguardo su tutto l’insieme per cogliere il senso e il non senso dello scenario delle umane vicende.
Massimo Mori ha ampliato e creato un geomondo, un caleidoscopio che a partire dal Taoismo ha svelato connotazioni in tutte le forme del sapere. Il libro è un multiverso, un’opera omnia e ciò induce ad interessarsi del suo autore.
È una persona umile, ecco il carattere del Tao, presente anche nel silenzio, e rimane sottotraccia con il suo cane Dik che lo segue nella lunga stesura del testo, fino alla fine. Anche oltre le parole e la scrittura egli suscita un’empatia carismatica di semplicità complessa. Esercita un campo frequenziale sugli altri fatto di generosità, disponibilità e benevolenza. Questi sono i veri caratteri del Tao, quando andavo coi Maestri, come Jean-Marc Kespi, più che star dietro a loro per porre domande e sollecitare risposte per ca(r)pire i segreti della loro sapienza, traevo i migliori insegnamenti a tavola a mangiare, o quando portavo uno di loro a comprare le scarpe, perché il Maestro si deve percepirlo nella sua pratica essenza, cioè le nozioni sono interessanti ma poi devono scendere in quel respiro sottile e profondo che fa risuonare il nostro Qi con quello del Mentore. Diversamente ci si sente male se con qualcuno che odia, che non sopporta, che guarda con malevole ironia, oppure si è a disagio in una casa dove anche gli oggetti inanimati, che pure vibrano, avvertono di non essere graditi. Nelle diverse condizioni potete vivere una condizione armonica o di sofferenza oppositiva. Con una saggia persona, con un Maestro, vi sentite bene perché ne avvertite l’accoglienza, la disponibilità ad esercitare l’arte dell’ascolto, la capacità superiore di ‘comprendere’, non solo di ‘capire’ come scienza di ordine inferiore.
Si deve transitare dalla differenza oppositiva, l’essere ‘contro’, all’essere ‘per’. Questo spirito è lo spirito del libro, è un libro ‘per’, un libro ‘a favore’ che abbraccia il lettore. Un libro come è il suo Maestro, il suo scrittore, e per questo sono onorato di un rapporto di amicizia basato anche sui silenzi.
Con Massimo quando ci incontriamo, non mi forza mai in opposizioni contrastive, esercita il Wu Wei, conosce la filosofia orientale e le metodologie della medicina cinese, sa, come mi chiamava mia madre, che sono ‘vento’ -‘Hun’ lo spirito del fegato- e questo soffrirebbe dall’essere compresso. Senza forzature esercita invece un vortice positivo che avvolge, coinvolge e convince. Anch’io spero e credo di fare altrettanto e così si crea un campo unificato di benevolenza, un vortice di energia positiva che sa gestire il valore dei contrasti evitando i conflitti. Ascoltare, abbracciare, armonizzare la libertà delle diversità, questa è l’essenza del Tao così estesa, approfondita ed esibita in modo esaustivo ed esemplare nella Poematica del Principio.

 

Testo dalla presentazione fatta ad ‘Area

N.O.’, Firenze il 23 Novembre 2018

 

 

Franco Cracolici: figlio d’arte, è medico chirurgo fondatore e direttore della ‘Scuola di Agopuntura Tradizionale della città di Firenze’. Ha esperienze di docenza di medicina tradizionale cinese presso le Università di Siena, di Firenze e della Sapienza di Roma. Fondatore e Presidente dell’Associazione culturale ‘La Compagnia del Tao’, a cui hanno aderito intellettuali di chiara fama, finalizzata alla promozione di filosofia, psicologia, medicina, arti e discipline della cultura antica cinese, integrando così le conoscenze della moderna ricerca scientifica in tutti i campi del sapere. È presidente della Federazione Italiana delle Scuole di Tui Na e Qi Gong. Tra i numerosi scritti ha pubblicato con Fabio Pianigiani e Massimo Rinaldi il libro ‘L’arte dell’ascolto’.