GRADIVA International
Journal of Italian Poetry
n.56 primavera 2019

Massimo Mori, Tai Chi. Poematica del principio

Cosa ha a che fare il Tai Chi Chuan, l’arte marziale cinese, con la poesia italiana? Nulla? O forse tutto? Ma nulla e tutto, come sempre gli opposti, formano una coppia che rimanda al principio che li accomuna entrambi. Questo principio discende dall’inconoscibile Tao, ma è praticabile, si traduce in un fare, come quello che è alla radice della parola “poesia”. E «il Tai Chi Chuan non è solo una poesia gestuale, ma rivela una poematica, ambito di gestione generale del rapporto con se stessi e con gli altri tra contrasto e armonia». E ancora «Se la poesia e l’arte non cambiano la vita, possono cambiarne il senso, il significato, il valore oltre ogni pensiero filosofico, scientifico o religioso; in tal modo, articolate alla coltivazione del rapporto corpo-mente-spirito, esse pervadono l’azione e trasformano l’esistere fino a profilare il comportamento personale opportuno, ed attribuire un “senso creativo” alle modalità del “fare realistico”». Così scrive Massimo Mori, medico specialista in diagnostica per immagini, maestro di Tai Chi Chuan e Qi Gong, poeta e artista polivalente, direttore dal 1989 al 2013 degli incontri letterari allo storico caffè Giubbe Rosse di Firenze e vincitore nel 2014 del premio Lerici Pea per la poesia intermediale.
È un libro denso, quello che Mori ci offre, frutto e sintesi di anni di studio e di centinaia di letture a cui di continuo ci rimanda e da cui cita, ma non in modo didascalico. Il magistero di Mori consiste soprattutto nell’aver intrapreso da decenni un percorso di ricerca tra il sapere e la saggezza del nostro Occidente e quelli dell’Oriente e nell’invitare i lettori, più che a seguire le sue tracce, a intraprendere a propria volta il viaggio, poiché con Machado «Caminante, no hay camino, / se hace camino al andar». Ma, di nuovo, cosa ha a che fare questo bel libro con la poesia italiana? Il lettore dovrà andarlo a scoprire negli interstizi della scrittura, dove «in forma di parole», quel principio praticabile a cui si accennava si dispiega. Troverà, ad esempio, che non è affatto trascurabile se “causalità” assomiglia così tanto a “casualità”.
Inoltre, questo libro può anche aiutare a ridimensionare, ma soprattutto dare un senso più compiuto alle aspettative, spessissimo frustrate, dei tanti che scrivono poesia e soffrono di non essere pienamente valorizzati da quel mondo, quel dominio, che è la scena letteraria del proprio tempo. Come Mori ci ricorda: «Chi segue la via e la virtù riconosce l’essenza poetica del proprio esistere, se scrive poesie o dipinge un quadro non si pone l’obiettivo di emergere nella logica concorrenziale di quel “dominio”, ma di esprimere se stesso nel migliore dei modi, e basta!».

Antonello Borra

Professor of Italian and Director of Italian Studies
Department of Romance Languages and Linguistics
517B Waterman Building
The University of Vermont